Scoperta da Hermann Ebbinghaus nel 1885, mostra quanto in fretta dimentichiamo ciò che studiamo e cosa fare per ricordare più a lungo.
Hai mai studiato per ore un argomento, per ritrovarti il giorno dopo a ricordarne solo una parte? Non è questione di scarso impegno: è un fenomeno studiato scientificamente da oltre un secolo e noto come curva dell’oblio. Capire come funziona aiuta a organizzare meglio lo studio, a ripassare nei momenti giusti e a trasformare ciò che impariamo in conoscenze più durature.
Cos’è la curva dell’oblio e come è stata scoperta
La curva dell’oblio è un grafico che mette in relazione la quantità di informazioni che ricordiamo con il tempo trascorso dall’apprendimento. A idearla è stato lo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus, che nel 1885 pubblicò il libro «Über das Gedächtnis», tradotto in inglese come «Memory: A Contribution to Experimental Psychology». Per studiare la memoria in modo rigoroso condusse esperimenti su se stesso, memorizzando liste di sillabe senza senso, come «WID» o «ZOF», così da evitare che le conoscenze già possedute influenzassero i risultati. Poi si metteva alla prova a intervalli di tempo diversi, da 20 minuti fino a 31 giorni, misurando quanto sforzo gli serviva per ristudiare le liste.
Il risultato è una curva, chiamata appunto curva dell’oblio, che scende molto in fretta all’inizio e poi rallenta. Secondo i dati più citati, dopo 20 minuti si dimentica circa il 42% del materiale e dopo 24 ore circa due terzi, mentre nei giorni successivi la perdita procede in modo molto più graduale. Si tratta di valori approssimativi: la cifra del «70% dimenticato in un giorno», ad esempio, è un arrotondamento. Nel 2015 i ricercatori Jaap Murre e Joeri Dros hanno ripetuto l’esperimento su un partecipante, pubblicando i risultati sulla rivista PLoS ONE, e hanno ottenuto dati simili a quelli originali, con una lieve risalita a partire dalle 24 ore.

Come rallentare l’oblio quando si studia
La curva non è uguale per tutti e per ogni contenuto: la velocità con cui dimentichiamo dipende da diversi fattori, come il significato che attribuiamo al materiale, il livello di stress, il numero di ripetizioni e l’uso di tecniche mnemoniche. Poiché Ebbinghaus utilizzò sillabe prive di significato, i suoi dati descrivono una situazione estrema: le informazioni che comprendiamo e riusciamo a collegare a ciò che già sappiamo tendono a essere dimenticate più lentamente. Studiare capendo, e non solo ripetendo a memoria, è quindi il primo alleato della memoria contro la curva dell’oblio.
Il secondo alleato è il ripasso. Poiché la perdita più rilevante avviene nelle prime ore e nel primo giorno, rivedere gli argomenti entro 24 ore dallo studio è considerato un buon punto di partenza, a cui far seguire ripassi a distanza sempre maggiore, secondo la logica della ripetizione spaziata (utilizzata anche nelle diagnosi di dislessia). Distribuire lo studio nel tempo funziona meglio che concentrarlo in una sola sessione lunga: pochi minuti di ripasso regolare valgono più di una maratona dell’ultimo momento, e sono un’abitudine facile da introdurre anche con bambini e ragazzi. Conoscere la curva dell’oblio non serve a spaventarsi, ma a studiare in modo più strategico.





