La settimana della dislessia appena conclusa ci permette di raccontare meglio un disturbo specifico dell’apprendimento spesso poco conosciuto.
Era il 1877 quando il fisiatra tedesco Adolf Kussmaul parlò per la prima volta di wortblindheit, ovvero di cecità della parola. Bisogna però attendere qualche anno, il 1881, per iniziare a identificare alcune difficoltà, che oggi chiameremmo dislessia, come una condizione patologica grazie al medico tedesco Oswald Berkhan. È solo sei anni più tardi, nel 1887, che un oculista di Stoccarda, Rudolf Berlin, inizia a utilizzare per la prima volta il termine che conosciamo oggi: usò “dislessia”, che in greco antico significa “difficoltà nel linguaggio” (dys- insieme a lexis), per indicare il caso di un ragazzo che aveva gravi difficoltà nell’imparare a leggere e scrivere, pur mostrando intelligenza e capacità fisiche normali in tutti gli altri aspetti della vita quotidiana.

Non è una malattia
È proprio questo uno degli aspetti meno noti nella cultura popolare. La dislessia non dipende dal livello cognitivo di un individuo: in parole povere, essere dislessici non significa essere poco intelligenti. La dislessia rientra infatti nei disturbi specifici dell’apprendimento, comunemente abbreviati come DSA, in questo caso riguardante la lettura. Chi è dislessico legge in modo diverso, ma non significa che legga “peggio” in senso assoluto. Riguarda piuttosto il modo in cui il cervello elabora il linguaggio scritto e si manifesta pertanto fin dai primi anni di scuola.
Allo stesso modo, la dislessia non è una malattia e, in quanto tale, non può essere “curata” essendo una caratteristica neurobiologica. Si può però affrontare con strumenti compensativi, strategie didattiche mirate e, soprattutto, con il giusto supporto fin dalla diagnosi. Prima si interviene, più efficaci sono gli strumenti che vengono messi in campo. Al momento non è nota la percentuale di persone affette da dislessia, ma si stima che una percentuale tra il 5% e il 17% della popolazione ne sia affetta, in modo trasversale tra uomini e donne e in tutte le popolazioni sulla Terra, a prescindere dalla modalità di scrittura (sì, anche cinesi e giapponesi ad esempio, che hanno una scrittura totalmente differente dalla nostra, ne soffrono in uguale misura).

Miti e curiosità sulla dislessia
Parlando sempre di numeri, la dislessia è il disturbo specifico dell’apprendimento più diffuso e riguarda tra il 4% e il 5% della popolazione scolastica italiana. Diciamo “DSA più diffuso” perché, ovviamente, non è l’unico. Accanto alla dislessia, infatti, sussistono altre tipologie di difficoltà, a volte in coesistenza con la suddetta, a volte no: può coinvolgere il calcolo, e in quel caso si parla di discalculia, oppure può riguardare la scrittura, e in tal caso si parla invece di disgrafia e disortografia. Avere tali difficoltà, tuttavia, non comporta automaticamente che non si possa avere successo a scuola o nella vita professionale, come molti potrebbero pensare: con gli strumenti adatti si possono raggiungere gli stessi obiettivi di chiunque altro.
Al tempo stesso però non è un processo semplice, né per i bambini e le bambine né per i loro genitori. Spesso la dislessia inizia a manifestarsi con letture lente e faticose, o con la difficoltà a riconoscere lettere o suoni simili, a volte anche scambiando alcune sillabe o grafemi da trasformare in suoni. In questi casi la soluzione più semplice diventa pensare che sia solo pigrizia o scarso impegno ma in realtà non è una questione di volontà. Così come non è immediato avere una diagnosi: non basta “guardare come scrive o legge”, serve una valutazione specialistica, meglio lasciare a casa il “fai da te”.

Gli aspetti emotivi della dislessia
Avere una diagnosi corretta, oltre che tempestiva, è fondamentale per aiutare l’individuo ad affrontare meglio e con più serenità le sfide quotidiane, che siano quelle scolastiche o professionali. Non va mai infatti sottovalutato che la dislessia, così come gli altri disturbi specifici dell’apprendimento, può influenzare gli aspetti emotivi. Un bambino o ragazzo dislessico sperimenta quotidianamente il divario tra lo sforzo investito e il risultato ottenuto, spesso in un contesto, la scuola, dove il confronto con i pari è costante e le operazioni di lettura e scrittura sono all’ordine del giorno. Questo genera un vissuto di frustrazione ripetuta che, senza un riconoscimento tempestivo del disturbo, tende a essere attribuito (dal bambino stesso, e a volte dagli adulti) a scarso impegno o scarsa intelligenza.
È qui che nascono le due principali direzioni di risposta emotiva. Abbiamo infatti gli aspetti internalizzanti, ovveor le risposte “rivolte verso l’interno”: come l’ansia, in particolare ansia da prestazione e ansia scolastica (spesso anticipatoria: il disagio inizia già la sera prima o durante il tragitto verso scuola); una bassa autostima e un’immagine di sé negativa (“sono stupido”, “non ci riuscirò mai”); sintomi depressivi, in alcuni casi, soprattutto se il disturbo non viene riconosciuto a lungo; somatizzazioni (mal di pancia, mal di testa) legate a situazioni scolastiche specifiche; ritiro sociale o evitamento di attività che comportano lettura/scrittura in pubblico; senso di vergogna, spesso nascosto dietro un atteggiamento di apparente indifferenza.
In altri casi possiamo avere anche aspetti esternalizzanti, ovvero le risposte “rivolte verso l’esterno”: comportamenti oppositivi o provocatori, soprattutto nei contesti scolastici; irrequietezza, difficoltà a stare fermi o concentrati (a volte scambiata per ADHD, o in comorbilità con esso); aggressività verbale o fisica, spesso come reazione difensiva alla frustrazione; rifiuto scolastico attivo (capricci, resistenza ad andare a scuola); atteggiamenti da “disturbatore” in classe, talvolta usati per spostare l’attenzione dal compito che non riesce a fare bene.

Un aiuto allo studio
Queste due strade non sono ovviamente fisse, non valgono per ogni singolo bambino o bambina affetto da dislessia: spesso convivono, o si alternano a seconda del contesto (un bambino può essere ritirato a scuola e oppositivo a casa, per esempio). Entrambi, tuttavia, condividono la stessa radice: la frustrazione non riconosciuta. Come fare per aiutare il ragazzo o ragazza a migliorare di fatto la propria qualità della vita? Perché, fatta la diagnosi, non basta “sapere” di avere o non avere un disturbo specifico dell’apprendimento: è invece necessario creare un percorso specifico e utilizzare gli strumenti più adatti.
A questo proposito vi proponiamo alcuni software che utilizziamo noi stessi nel nostro doposcuola specializzato: alcuni gratuiti, altri a pagamento, ma ugualmente utili, a seconda del profilo del bambino, per superare le difficoltà legate alla dislessia (o anche ad altri disturbi specifici). Eccone qualcuno:
- Epico! – Software compensativo a pagamento pensato per lo studio: legge i testi ad alta voce con la sintesi vocale, aiuta nella scrittura, permette di lavorare sui libri digitali, utile per realizzare mappe concettuali se si usa anche il pacchetto che comprende SuperMappe EVO.
- Algor – Basata sull’intelligenza artificiale, permette di trasformare testi, PDF, file Word, immagini di libri, video di YouTube o tracce audio in mappe e materiale di studio in pochi secondi.
- CMAP – Alternativa gratuita a SuperMappe EVO per costruire mappe concettuali e studiare in modo più visivo. Utile per sintetizzare e memorizzare.
- LeggiXme – È una sintesi vocale gratuita: legge ad alta voce i testi, così l’attenzione può concentrarsi sul contenuto e non sulla fatica di leggere.
- Font ad alta leggibilità – Da non sottovalutare l’utilizzo di font ad alta leggibilità (come nei nostri post sui social), è utile per ridurre l’affaticamento durante la lettura: EasyReading e Open Dyslexic sono solo alcuni degli esempi più comuni.
Prima di lasciarvi, vi segnaliamo anche alcuni siti utili e consigliati sulla dislessia che offrono non solo software e soluzioni pratiche, ma propongono anche webinar, spesso gratuiti, dedicati non solo agli operatori del settore ma anche alle stesse famiglie:
- AID Italia: www.aiditalia.org
- Anastasis: www.anastasis.it
- Airipa: www.airipa.it









